I SOLFITI NEL VINO:

COSA BISOGNA SAPERE

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Uno dei punti di forza della nostra produzione di vini frizzanti e spumanti è il bassissimo contenuto di solfiti. Ma quali sono le differenze fra un vino a basso contenuto di solfiti e un vino che ne contiene una quantità entro i limiti consentiti ma nettamente superiore? Per rispondere a questa domanda è necessario un piccolo approfondimento su alcuni aspetti della questione, per capire innanzitutto cosa sono i solfiti, perché vengono utilizzati e quali effetti hanno sulla nostra salute; in definitiva per chiarire cosa bisogna sapere sui solfiti quando si sceglie e soprattutto si consuma un vino.

Con il termine “Solfiti” si fa comunemente riferimento all’Anidride Solforosa (un gas la cui formula chimica è SO2) e ai suoi sali derivati. Si tratta di sostanze largamente utilizzate in campo alimentare con la funzione di conservanti, antiossidanti e, in taluni casi, come coloranti per ridurre l’imbrunimento di vari cibi. Non li troviamo dunque soltanto nel vino, ma anche in molti altri alimenti. In ambito enologico i solfiti vengono impiegati per la loro funzione antisettica contro i microrganismi (prima di tutto sui batteri ma anche eventualmente sui lieviti) e per la loro azione antiossidante a contrastare il degrado nel tempo di alcune caratteristiche del vino. In definitiva, possiamo semplificare la questione considerando i solfiti come dei “conservanti”.

Gli effetti nocivi dell’anidride solforosa e quindi dei solfiti sulla salute sono stati e sono tuttora oggetto di numerosi studi, in ragione del loro impiego diffuso in ambito alimentare e della crescente attenzione dei consumatori verso il rapporto fra cibo e salute. I solfiti sono innanzitutto degli “allergeni” in grado di causare problemi respiratori nelle persone asmatiche, ma sono anche responsabili di vari disturbi. Possono dar luogo ad irritazioni gastriche, influenzare negativamente l’assorbimento della vitamina B1 e, nelle donne, aumentare il rischio di osteoporosi. Infine, la capacità dei solfiti di ridurre l’afflusso di ossigeno al cervello durante la digestione genera la ben nota sintomatologia del “cerchio alla testa”. I risultati della ricerca scientifica hanno indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a definire per i solfiti una Dose Giornaliera Ammissibile (DGA) pari a 0,7 mg per kg di peso corporeo. Questo significa che una persona che pesa 70 kg non dovrebbe assumere più di 50 mg di solfiti al giorno. E’ sufficiente quindi consumare 330 ml di un vino che contiene 150 mg/l di solfiti per superare la soglia massima, senza nemmeno considerare i solfiti apportati dagli altri alimenti!

Le normative vigenti in materia di etichettatura dei prodotti e informazione ai consumatori impongono in etichetta la dicitura “CONTIENE SOLFITI” se questi sono presenti in una concentrazione superiore a 10 mg/l. Non essendo però obbligatorio riportare la quantità effettiva, le norme mettono in sostanza sullo stesso piano un vino con un contenuto di solfiti di 11 mg/l ed uno che ne contiene 200 mg/l, che ovviamente determinano apporti ben diversi alla DGA. Per garantire la completezza delle informazioni, la cantina TerraQuilia ha scelto invece di indicare sull’etichetta dei propri vini frizzanti e spumanti il contenuto effettivo di solfiti, che varia normalmente fra i 25 ed i 45 mg/l, permettendo al consumatore di scegliere un vino a basso contenuto di solfiti a maggiore tutela della propria salute.

La conclusione di queste semplici considerazioni può essere dunque una sola: la scelta di un bere responsabile, sano e naturale, con i vini a basso contenuto di solfiti di TerraQuilia. Poco ma buono!

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